ColorOff

Vivere a colori: Sandra racconta la sua attività tra natura e tintura

Ciao Sandra, puoi dirci come e dove è nato il progetto Coloroff e da dove sorge l’idea di costituire una coloreria officinale?

Il progetto è nato sull’Appennino, qui in provincia di Ancona, in un piccolo borgo. Nasce qui, anche se io sono bresciana di origine e ho sempre vissuto molto fuori dall’Italia. È stata una scelta un po’ pilotata. Ho partecipato ad un bando di finanziamento per nuove attività che aveva come condizione per l’ottenimento del finanziamento l’installazione dell’attività  in “zone marginali” dell’appennino.

Io tornavo da un periodo all’estero ed ero pronta a trasferirmi in qualsiasi parte d’Italia, così ho incontrato le Marche e ho deciso di aprire qua. Ho scoperto infatti che in questo territorio esiste una cultura delle piante tintorie speciale ed unica, una sensibilità maggiore rispetto al resto d’Italia.

L’idea? Nasce dal mio essere un po’ piccolo chimico e al tempo stesso dal bisogno di ricaricarmi a contatto con la natura.

Sono biologa molecolare. Ho sempre lavorato in università facendo attività di laboratorio e ricerca, così ho sentito il bisogno di cercare qualcosa che mi desse più energie, che mi desse la possibilità di stare all’esterno, a contatto con la natura. Inoltre penso che la possibilità di poter “trasferire la natura” su un oggetto o un indumento che qualcuno può portarsi a casa o portare con sé tutti i giorni, sia una grande opportunità.

Come funziona il processo di coltivazione delle piante tintorie? Richiede molto tempo e attenzione?

La coltivazione della Reseda luteola (la pianta grazie alla quale produco il colore giallo) è abbastanza semplice. La pianta non richiede troppa acqua, è un’ erbacea che si coltiva facilmente. Chiaramente c’è però il problema delle infestanti con cui bisogna fare i conti e, nel mio caso, anche il problema della raccolta, che ho sempre fatto a mano e che vorrei meccanizzare. Se riuscissi a facilitarla mi piacerebbe.

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Coltivazioni di Reseda per la produzione del colore

È vero che per ora non ho una grande superficie coltivata, le coltivazioni coprono infatti un ettaro di terra ma per l’anno prossimo sto considerando di espandermi e di cercare collaborazioni.

Quali sono le principali attività a cui ti dedichi?

Le mie attività principali sono attualmente tre:

Coltivare. Il che significa essere sempre pronti, perché l’attività agricola ha tempi non prorogabili, perciò quando la pianta è pronta, bisogna essere altrettanto pronti e bisogna essere in tanti a raccoglierla

Tingere tessuti e vestiti

Tenere laboratori

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Tessuti a tintura naturale

Quali sono i tuoi principali prodotti? E come vengono commercializzati?

Innanzitutto c’è la pianta in quanto tale che viene raccolta, essiccata, tagliata in taglio tisana e venduta a tintorie o anche a chi la utilizza in grossa scala, anche mondo industriale.

Poi c’è il servizio di tintura. Ultimamente collaboro con un’impresa di Vigevano che produce capi in canapa e lino e quindi tingo per loro. Sto valutando la possibilità di comprare magliette da loro, e venderle come mio prodotto.

Infine ci sono le consulenze in ambito agricolo e anche tintorio.

Come funziona il servizio di tintura al naturale? Tingi esclusivamente tessuti o anche materiali differenti?

Tingo principalmente tessuti naturali, sia vegetali che animali, dalla lana alla seta, a tutto (il cotone, il lino, la canapa ecc.). Ho ricevuto alcune richieste per provare i colori naturali sul legno o per utilizzarli come tinte per capelli.

Tinte naturali per capelli, interessante. Credi che si possa fare?

Si, credo sia possibile ma credo anche ci sia molto studio da fare per trovare la sostanza che fissi bene il colore alla matrice. Chiaramente per quanto riguarda i tessuti c’è alla base una ricerca antica, ci sono molti libri e letteratura. Per quanto riguarda i capelli no, quindi è un campo di ricerca che può sicuramente essere esplorato.

Oggi ci si preoccupa moltissimo del rispetto dell’ambiente e della natura. Come ti occupi di questi aspetti nella tua coltivazione?

Intanto è da precisare che il tipo di coltivazione che utilizzo è “green”, ciò significa che riduco al minimo possibile l’utilizzo di diserbanti. Quest’anno già li ho utilizzati pochissimo e ho deciso di non utilizzarli più in futuro, preferisco usare solo l’estirpazione meccanica.

La mia è davvero una coltivazione a basso impatto ambientale e il prodotto che ne deriva è un prodotto vegetale. Anche i Sali e i minerali che entrano in gioco nel processo sono sostanze completamente naturali e utilizzate in percentuali basse.

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Coltivazioni di Reseda per Coloroff

Le piante sono piante che non hanno grandi esigenze di terreno, crescono nelle cosiddette aree marginali: terreni molto argillosi a cui la Reseda si adatta bene.

Il rispetto della natura è davvero al centro della nostra produzione. La critica che può piuttosto venire mossa alle tinture naturali è quella della stabilità, ovvero che la tenuta della colorazione possa non essere così stabile. In realtà sono stati condotti dei test di stabilità. Studi recenti e alcune analisi compiute dai miei collaboratori, hanno dimostrato che, quando si parla di tinture naturali, si riscontrano tenute medie o forti. A sostegno di questa teoria, ricordiamo inoltre che possiamo ancora trovare reperti di antichi vestiti colorati naturalmente che durano da migliaia di anni.

Riguardo te, qual è il tuo percorso personale? Ti sei da sempre dedicata alla natura?

Come dicevo sono biologa, quindi si, da sempre. Inoltre i miei nonni erano mezzadri, quindi ho sempre in un modo o nell’altro, avuto contatti con l’ambiente.

È un lavoro faticoso? Cosa ti motiva di più nel farlo?

Certo lo sforzo fisico è tanto ed è un lavoro che sto scoprendo adesso quindi non è facile. È molto faticoso, ma bello. Mi piace il fatto che cambia sempre: ho dei mesi in cui sto sulla terra, dei mesi in cui sto in laboratorio a fare prove di tintura e ho sempre il contatto con le persone quando insegno, è proprio un lavoro vario e…. È bello!

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Sandra, ideatrice e fondatrice di Coloroff

 Qualche sogno nel cassetto? Progetti futuri?

Sicuramente in futuro vorrei continuare con la Reseda e vedere se si possono estrarre da essa altre sostanze per riuscire a fare nuove trasformazioni. Un sogno nel cassetto: ottenere dei colori che non siano solo colori, sarebbe bello trovare colori che, ad esempio, profumino o che in qualche modo possano essere curativi. Poter trasferire sul tessuto anche altre sostanze, che possano avere un effetto sui sensi, sarebbe bellissimo.

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