Cooperativa Coraggio

Intervista a Giacomo: “Come giovani abbiamo il diritto, se non il dovere, di investire sui nostri sogni e sulle nostre passioni”

Ciao Giacomo, potresti dirmi in breve, dove e come nasce la cooperativa Coraggio? Da cosa deriva questo nome? 

Avevamo già in mente il concetto di coraggio, per la forza del suo messaggio, ma se devo essere onesto il nome deriva da una notte insonne per cercare di integrare tutto quello che facevamo in un’unica parola. Per fortuna quel giorno l’illuminazione è arrivata e così è nata ufficialmente la Cooperativa romana agricoltura giovani.

Giacomo Lepri alla Cooperativa agricola Coraggio

L’idea della Cooperativa Coraggio nasce nel 2011, quando ancora eravamo una semplice società agricola. Già da allora però ci eravamo resi conto di vivere in un contesto in cui a livello sociale ai nostri coetanei mancava, e manca forse tutt’ora, proprio il coraggio di farsi un po’ protagonisti del proprio presente e anche del proprio futuro. Mancanza assolutamente giustificata. Infatti non è semplice avviare una propria impresa, c’è una precarietà diffusa e chiaramente i giovani oggi tendono ad accontentarsi, anche quando ciò che fanno non li soddisfa al cento per cento.

Così abbiamo intrapreso questo percorso, in parte anche perché non avevamo nulla da perdere. Volevamo fare qualcosa di buono, qualcosa che potesse migliorare e aiutare la società, ma per fare politica a livello associazionistico devi avere la sicurezza economica e non essendo questo il nostro caso, abbiamo deciso di attivarci a livello politico e sociale in questo modo; chiedendo lavoro su terreni pubblici.

Nel 2011 ci siamo uniti con l’obiettivo di creare beneficio per tutti i cittadini, mettendo a frutto queste terre pubbliche, incolte, sprecate e tentando in questo modo di risolvere diverse problematiche di tipo urbanistico, ambientale e sociale. Abbiamo proposto alle amministrazioni la creazione di bandi per l’affidamento di terreni pubblici incolti dove poter creare veri e propri parchi agricoli.

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Borghetto San Carlo. Più che semplici campi coltivati.

L’obiettivo infatti non era solo quello di produrre ortaggi o altri prodotti, ma anche quello di offrire servizi ludici o di formazione, il tutto nel rispetto dell’ambiente. Si trattava di dare vita, valorizzare e condividere tutti quei servizi derivanti dalla tutela di un’area verde, gestita con metodo biologico, che migliora l’ambiente.

Dove vi trovate?

Ci troviamo a Roma. Il caso romano è tra l’altro estremamente interessante perché, nonostante si tratti di una città dove l’attività economica si è storicamente concentrata sul cemento e sul terzo settore, in realtà ben il 45% della sua superficie è ad uso agricolo. Roma era, fino a qualche anno fa, il comune agricolo più grande d’Europa e anche oggi, senza la zona di Fiumicino, rimane comunque il comune agricolo più grande d’Italia.

Il problema però è che parlare di superficie agricola non è uguale a parlare di coltivazioni e, molto spesso, questi territori sono territori abbandonati. Un verde non utilizzato è un verde che aspetta di caricarsi di significato, perché un verde che non ha significato, è un verde che le persone di fatto non vedono.

La maggior parte delle terre era (ed è tuttora) abbandonata e coltivata molto spesso con tecniche d’agricoltura estensiva, a fieno o cereali, questo perché negli anni a Roma hanno prevalso attività del settore secondario e terziario, mentre il settore primario è stato sfortunatamente un po’ trascurato.

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Campi alla Cooperativa Coraggio

Nello specifico la nostra cooperativa si trova nel magnifico Parco di Veio, a Roma nord, sulla via Cassia, tra due quartieri molto popolosi. Alle spalle dell’azienda agricola iniziano i 14.000 ettari del Parco di Veio che percorre le zone periurbane di Roma, partendo da comuni rurali come Campagnano e Cesano e arrivando fino al Tevere all’altezza di Ponte Milvio per dare un’idea.

Quali sono i principali obiettivi della cooperativa?

I nostri obiettivi sono rimasti sempre gli stessi. Nel manifesto del 2011 indicavamo le esigenze da risolvere. Tra queste vi erano sicuramente quella lavorativa di creare reddito, quella urbanistica, legata all’assenza di luoghi di aggregazione e di servizi, quella della costruzione di spazi fruibili, puliti ed ecologici e di piazze verdi per incrementare la socialità con il riuso di spazi pubblici in stato di abbandono.

L’obiettivo generale era e rimane ripensare la città e renderla più autosufficiente dal punto di vista alimentare, prendendosi cura dell’ambiente e migliorandolo.

Quali sono i principali progetti che avete in atto attualmente?

Il primo progetto è sicuramente continuare a riprendere metro per metro le parti ancora non utilizzate di questi 22 ettari di terreno, attualmente quasi tutti coltivati, per la produzione agricola diversificata e attenta alla biodiversità. Alla cooperativa produciamo infatti un po’ di tutto, abbiamo ora un uliveto e un frutteto con ben 48 varietà di alberi diverse. Si tratta dei cosiddetti frutti antichi, che sono per lo più usciti dal mercato della grande distribuzione ma che hanno caratteristiche piuttosto interessanti: sono più resistenti alle malattie, richiedono meno acqua e rappresentano la storia della nostra agricoltura.

Per quanto riguarda poi l’aspetto della formazione, diversi sono gli obiettivi che ci poniamo. Forniamo corsi professionalizzanti di agricoltura con l’obiettivo di insegnare un mestiere a chi fosse interessato o ancora offriamo corsi più “leggeri”, con degustazioni o corsi di riconoscimento di erbe spontanee e apicoltura.

Abbiamo inoltre realizzato un’ area pic-nic con legno rigorosamente recuperato, che può essere utilizzata per feste private, feste pubbliche, sagre o  intrattenimento di qualsiasi tipo.

Ci occupiamo poi dell’inserimento di soggetti svantaggiati, ad esempio attraverso i tirocini per rifugiati politici o soggetti svantaggiati a vario titolo, o ancora abbiamo gli orti urbani, per i quali non chiediamo nessuna quota. Infatti noi offriamo ai coltivatori esclusivamente lo spazio. Per il momento non riusciamo a fornire l’acqua perché nonostante i costosi scavi, non siamo stati in grado di trovarla, così abbiamo deciso per ora di non domandare nulla in cambio, se non di prendersi cura del proprio orticello.

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L’irrigazione e la cura delle piante a Borghetto San Carlo

Quali sono i vostri valori?

Bella domanda! Guarda, parlavo l’altro giorno con un agricoltore. Lui giustamente mi diceva: “L’agricoltura è come una droga: se inizi è poi difficile smettere, nonostante ti tolga risorse, ti possa far soffrire, ti distragga da altro…” L’agricoltura è la rappresentazione del lavoro responsabile. Tu pianti qualcosa di vivo, devi prendertene cura se vuoi poi avere il piacere di farlo crescere e condividerlo con altri.

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Pomodori coltivati alla Cooperativa Coraggio

Sicuramente c’è una mission socio-politica, che consiste nella voglia di dimostrare che semplici giovani senza risorse possono costruire, pur partendo dal niente, un percorso. Il nostro compito è quello di trasmettere un certo ottimismo, far passare il messaggio per cui nel tuo piccolo puoi sempre fare del tuo meglio, puoi sempre fare qualcosa.

L’agricoltura è quello che amiamo, è chiaro, ma per noi vuole essere piuttosto la dimostrazione che “si può fare”. Come giovani abbiamo il diritto, se non il dovere, di investire sui nostri sogni e sulle nostre passioni, poco importa quali esse siano. Anche per questo abbiamo scelto come simbolo l’asino con le ali, per indicare che bisogna credere nei propri sogni, anche qualora sembrino un tantino utopistici.

Quanti siete a lavorare alla cooperativa?

Siamo una decina in cooperativa. A lavorare nei campi concretamente siamo quattro o cinque, poi in occasione di sagre o feste abbiamo cuochi che ci danno una mano ecc.. Altri soci si occupano di ricerca fondi, comunicazione ed amministrazione.

Poi ci sono volontari che ci aiutano, inclusi ragazzi che vogliono fare esperienze di qualche settimana. Una mano fa sempre comodo.

Come vendete i vostri prodotti?

I prodotti vengono venduti in azienda in giorni prestabiliti oppure portati a domicilio ai clienti facenti parte dei gruppi di acquisto.

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Prodotti pronti alla vendita alla Cooperativa Coraggio

Nonostante ciò, non è sicuramente la produzione agricola a farci guadagnare. È un settore molto costoso. Costa il trattore, mantenerlo, il gasolio, la forza lavoro. Tutto costa molto. Ah.. e dimenticavo, nessuno di noi viene ancora pagato con stipendio pieno, per questo ognuno di noi ha un secondo lavoro. Io sono figlio di operai, come ti dicevo e nei fine settimana faccio il cuoco. Tutti ci alterniamo tra un paio di lavori.

Però lo facciamo con gioia pensando al fatto che tre anni fa, guardando Borghetto San Carlo, vedevi 22 ettari di abbandono mentre oggi trovi una situazione più accogliente e decorosa, per noi è una scommessa e allo stesso tempo è già una piccola grande soddisfazione.

Il lavoro offerto a titolo quasi gratuito è un investimento migliore di qualsiasi prestito bancario, al momento. Infatti la cooperativa si mantiene in attivo e non abbiamo debiti né con fornitori né finanziari. I proventi del lavoro possono così essere tutti reinvestiti per migliorare i servizi e per garantire le basi degli stipendi pieni di domani. Certo serve molto coraggio, tanta determinazione ed analisi, più che follia.

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