Il Pasto Nudo

Intervista a Sonia de Il Pasto Nudo: “Il “come” è sicuramente la nostra parola chiave”

Ciao Sonia, potesti raccontare in breve come nasce l’idea de Il Pasto Nudo? Come hai scelto questo nome?

Sono un creativo: il mio lavoro principale è fare grafica, illustrazione, arte. Mi sono diplomata nel 1993 allo IED con una tesi dal nome “Interzona, analisi di un nuovo modo di organizzazione del sapere e degli scambi intellettuali”. L’argomento erano le nuove tecnologie e la rete, che in quel momento stava appena affacciandosi sulla scena mondiale. La tesi era dedicata a William Burroughs, uno dei più affascinanti scrittori e artisti del ventesimo secolo. Uno dei suoi lavori più visionari è stato appunto “Il pasto nudo”.

Nel romanzo l’autore racconta anche di un non-luogo chiamato “Interzona”, che ispirò il nome della tesi e in seguito quello del mio studio grafico.
Per questo, quando dieci anni fa aprii il blog, chiamarlo “Il pasto nudo” mi sembrò consequenziale, sia perché si collegava al resto del mio lavoro, sia perché Burroughs definì il pasto nudo come “l’attimo raggelante in cui ognuno vede cosa c’è sulla punta della sua forchetta”. Nel mio caso, preso alla lettera, descriveva esattamente lo scopo del blog, cioè aprire gli occhi su cosa stavamo mangiando. 

Come funziona il Pasto Nudo? Di quali temi si occupa?

Il pasto nudo è stato un blog per qualche tempo; dopo qualche anno è diventato un’associazione non profit il cui obiettivo è spiegare, a chi non sa come orientarsi, come mangiare in modo etico e sano attraverso indicazioni pratiche. L’associazione inoltre vuole avvicinare i piccoli e piccolissimi produttori virtuosi alla gente, allontanandola dai supermercati e dalla grande distribuzione in generale.

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Da un paio d’anni abbiamo deciso di riservare i post di approfondimento ai nostri soci, che accedono alla lettura con una password. Le ricette invece rimangono, per adesso, visibili a tutti.
Il blog si occupa di tutto ciò che ruota attorno al mondo del cibo sano, dell’autoproduzione, delle aziende virtuose del territorio italiano e di come curare alcuni piccoli malanni semplicemente, grazie al cibo.

Quali sono i principali progetti della vostra associazione?

Siamo sempre in movimento… i progetti variano molto a seconda del momento storico!
Principalmente ci occupiamo di divulgare la consapevolezza alimentare e di “comunicare” e raccontare le fattorie, le botteghe e gli artigiani che si associano al pasto nudo. In questo modo cerchiamo di colmare il gap tecnologico che spesso hanno i produttori, essendo giustamente molto occupati a produrre in modo etico e sano.
Qualche anno fa abbiamo stampato un libro basato sulla stagionalità del cibo con un crowdfunding, sostenuto dai nostri lettori (ancora non eravamo un’associazione).
Poco dopo abbiamo creato una piattaforma di e-commerce dove si può acquistare, senza alcuna intermediazione, direttamente da alcuni dei nostri soci produttori: Ammuina ! 

Da due anni infine ci occupiamo di organizzare il mercato contadino Terrafondai, nel quale si possono trovare esclusivamente i banchi dei nostri soci produttori, selezionati attentamente dall’associazione, e che devono avere determinate caratteristiche.

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Le aziende agricole ad esempio non devono utilizzare prodotti di sintesi (concimi sintetici, pesticidi e quant’altro), devono ridurre al minimo l’uso della plastica per pacciamare e devono prediligere semi tradizionali, o comunque non ibridi.
Per quanto riguarda gli allevamenti: gli animali, preferibilmente di razze autoctone, devono essere lasciati al pascolo o allo stato brado o semibrado. Eventuale mangime deve essere prodotto in azienda da piante non OGM. I formaggi devono essere realizzati con caglio animale o vegetale e i salumi non devono contenere additivi sintetici.

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Gli artigiani devono utilizzare materie prime naturali o al limite di riciclo e la lavorazione non prevede finiture sintetiche (esempio: colle sintetiche, legno smaltato o trattato con vernici acriliche). Infine, le botteghe devono rispettare tutte queste condizioni e vendere esclusivamente prodotti di piccole e piccolissime aziende di propria fiducia.
Il mercato si svolge ogni terza domenica del mese a Roma nord. Quest’anno la sede è l’azienda agricola Co.br.ag.or, in via Giuseppe Barellai, 60.
Inoltre, offriamo anche consulenze incrociate per piccole botteghe, locali e trattorie che hanno bisogno di una filiera diversa per prodotti da vendere o materie prime da utilizzare in cucina.

Come è possibile sostenerli o divenire soci?

Diventare soci è facilissimo! La tessera annuale costa 30 euro e oltre a dare l’accesso ai contenuti del blog riservati, assicura un sostanzioso sconto sui prodotti dei soci produttori, sulla piattaforma di e-commerce online Ammuìna, e ai banchi dei mercati Terrafondai.
Inoltre, i soci che lo desiderano vengono aggiunti a un gruppo Facebook riservato nel quale trovano tutti i nostri produttori e tante altre persone con uguali interessi. Ai primi è possibile fare domande, scambiando idee direttamente con chi produce il cibo che i clienti comprano. Con i secondi è possibile confrontarsi sulle tante problematiche simili che accomunano chi sceglie di intraprendere la strada della consapevolezza, alimentare e non solo.

La tessera si può fare online con paypal, o con bonifico, cliccando su questa pagina: associati al pasto nudo. Oppure fisicamente durante i mercati Terrafondai, al banco del pasto nudo.
L’associazione si sostiene esclusivamente con le quote dei soci e con donazioni libere; non pratica ricarichi o rivendita. Le donazioni possono essere fatte sia online sia fisicamente. Spesso i nostri soci ci donano prodotti che poi utilizziamo per raccogliere fondi e per le iniziative dell’associazione (eventi, corsi, mercati ecc); ogni anno ad esempio i Contadini per passione, agricoltori siciliani di Ribera, ci inviano cassette delle loro meravigliose arance, che trasformiamo in marmellate, doniamo a persone bisognose oppure regaliamo a chi fa una donazione per sostenere l’associazione.

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Come nasce la rubrica Terrafondai. Potresti spiegarci meglio in cosa consiste?

La rubrica Terrafondai è il resoconto online che racconta cosa succede durante i mercati (tutte le volte che posso li racconto uno per uno, quando non riesco li raggruppo un paio alla volta).
Il motto del pasto nudo è “niente cibo dagli sconosciuti” e Terrafondai è nato proprio per azzerare la distanza tra chi compra e chi produce, e ristabilire il rapporto di fiducia che si è perso nel tempo e che secondo noi è fondamentale per mangiare nel modo giusto.
I mercati Terrafondai sono una vera e propria esperienza; mentre si fa la spesa si possono degustare e acquistare bevande e cibi caldi e freddi ai banchi dei produttori. I bambini possono giocare tranquillamente negli spazi attrezzati nel verde dell’azienda agricola Cobragor.

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C’è anche una fattoria didattica. Più che un mercato abbiamo voluto
realizzare un luogo di incontro dove ci si può incontrare e chiacchierare. Un luogo dove conoscere da vicino chi produce il cibo e fargli tutte le domande che possono venire in mente.

Sapresti dirci qual è il fil rouge che caratterizza le tue ricette e gli approfondimenti? Qual è la filosofia di base de Il Pasto Nudo?

Lo scopo del pasto nudo è sempre stato la consapevolezza.
Credo che il cibo sia una delle porte più comode e piacevoli per accedere al meraviglioso mondo delle piccole e piccolissime fattorie, delle botteghe e degli artigiani. Un mondo nel quale l’industria lasci spazio al family farming, all’agricoltura rigenerativa, agli allevamenti al pascolo, alla logica del poco ma buono, contrapposta a quella furiosamente basata sul ricavo e sullo sfruttamento della terra e degli animali, della natura matrigna e dell’orto che vuole l’uomo morto. 
Ci tengo molto a precisare che non si tratta assolutamente di un ritorno al passato. Certo auspichiamo che vengano fatti alcuni passi indietro, camminando attentamente sul filo del principio di precauzione, ma sempre con un forte supporto tecnologico, che fa la differenza. La tecnologia è
un’arma potentissima, il problema è sempre come la si usa. 
Ecco, il “come” è sicuramente la nostra parola chiave. Su questo tema ho scritto anche vari articoli. 

Riguardo te personalmente, hai sempre lavorato a contatto con natura e agricoltura? Qual è il tuo percorso personale?

Sono nata e cresciuta a Napoli, in piena città. Non che Napoli, la città dei “mangiafoglia” possa definirsi una metropoli tentacolare, soprattutto durante la mia infanzia; però le logiche erano comunque quelle cittadine, fatte di asfalto, palazzi di otto piani, traffico, e un po’ di mare, in lontananza.
Il mio unico contatto con la natura da bambina lo avevo quando, un mese all’anno, trascorrevo del tempo in una villa di famiglia, nella campagna del Frosinate.
Non so se è stato questo, ma il germe del legame con la terra e con il territorio mi si è radicato dentro profondamente. A vent’anni mi sono trasferita a Roma, ho vissuto molti anni in piena città, ma appena ne ho avuto la possibilità mi sono stabilita in campagna, a Formello, dove adesso vivo molto felicemente.

Proprio a Formello nel 2010 mi è capitato di conoscere Giancarlo Cappello, che a Sacrofano, a due passi da casa mia, stava portando avanti i suoi primi esperimenti di “coltivazione elementare”. Oggi insegna questa disciplina in tutta Italia.

Personalmente ho seguito il suo orto per un anno e mi si è aperto un mondo. Mondo che ho raccontato nella rubrica “agricultura”  

Questa sezione del blog adesso racconta anche il mio orto personale sul terrazzo e tutto ciò che nel tempo ho incontrato e incontro nel campo dell’agricoltura, come nell‘articolo qui presente, grazie soprattutto ai piccoli produttori che seguo. La rubrica include le esperienze con la biodinamica, che ho raccontato in questi due articoli nei quali faccio un resoconto di una conferenza “per pochi intimi” del mitico Alex Podolinsky: Il re e nudo: prima parte e seconda parte.      

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Il consiglio più “pratico” che posso dare a chi vuole iniziare a mangiare ortaggi veramente sani è di abituarsi a cucinare ciò che arriva dall’orto, invece di pianificare prima ciò che si vuole cucinare e poi andare a cercare gli ingredienti. Può sembrare una sfumatura, ma fa una grandissima differenza e allena a ragionare nel modo giusto.

Cosa più ti appassiona del tuo lavoro?

Sicuramente la ricerca. Apprendere, e mettere a disposizione di chi lo desidera ciò che imparo.

Vorresti aggiungere un pensiero conclusivo?

Ho la netta sensazione che in questo momento ci sia un risveglio delle coscienze, anche e soprattutto nel campo del cibo e della sua provenienza, e che il processo sia esponenziale. La gente si sta svegliando, non c’è nulla che mi faccia felice come questo!

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