Bosco di Ogigia

Intervista a Francesca del Bosco di Ogigia: ”Studiare le meraviglie della natura è emozionante, non mi stancherei mai”

Ciao Francesca, come nasce Bosco di Ogigia? Cosa ha ispirato questo nome?

Il Bosco di Ogigia è nato dal desiderio che avevo di stare di più a contatto con la natura e di imparare a conoscerla meglio. Ho capito che mi serviva un luogo bello dove poter tornare e sentirmi a casa, in cui far crescere alberi e lasciar vivere in pace erbe, insetti e animali selvatici.

Volevo prendermi cura di un pezzettino di terra, fare qualcosa di concreto per la biodiversità, un patrimonio che stiamo sperperando incomprensibilmente. Ogigia è un’isola verde, come il mio campo. È l’isola dove Ulisse incontra Calipso, descritta nell’Odissea come un luogo rigoglioso e pieno di frutti.

Dove si trova Bosco di Ogigia?

In Toscana, nel comune di Montepulciano. Si tratta di un fazzoletto di terra grande un quarto di ettaro. La sfida è proprio questa. Dimostrare che in così poco spazio si può produrre tantissimo cibo e al contempo creare un luogo piacevole e bello come un giardino.

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Come funziona la vostra food forest o bosco commestibile? Potresti spiegarci più nel dettaglio di cosa si tratta?

Una food forest è uno spazio coltivato che si ispira ad un bosco reale. In un bosco la natura riesce a esprimere al meglio le sue potenzialità. Essa raggiunge la massima produttività, grazie alla presenza di tante specie diverse che formano un ecosistema. In una food forest si fanno convivere tante piante commestibili. La si progetta in modo che sia resiliente di fronte alle crisi e indipendente rispetto all’apporto di energie dall’esterno.

A che cosa si dedica il vostro progetto e su quali temi si focalizza?

Il Bosco di Ogigia ha dato avvio anche ad un progetto editoriale a cui lavoro insieme al collega -giornalista e videomaker– Filippo Bellantoni.

Ci occupiamo di tutela ambientale, di produzione di cibo e di permacultura, un sistema di progettazione di insediamenti umani sostenibili. Comunichiamo attraverso un sito internet e tutti i social più diffusi: facebook, instagram e soprattutto You Tube, dove pubblichiamo due video a settimana con rubriche dedicate a questi temi.

Quali sono i valori che hanno ispirato il progetto di Bosco di Ogigia?

Amore per la natura e per le persone, che possono vivere bene solo se in armonia con un ambiente sano. I valori di riferimento sono le tre etiche della permacultura: cura della terra, intesa come suolo vivo, ma anche come pianeta; cura delle persone, a partire da noi stessi, e condivisione delle risorse. La povertà non dipende dalla scarsità di risorse, ma dalla loro cattiva gestione e distribuzione. Inoltre, seguiamo l’unica regola della permacultura: prendersi la propria responsabilità.

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Potresti dirci qualcosa di più su cosa sia la progettazione in permacultura?

Non è mai facile rispondere a questa domanda perché la progettazione in permacultura abbraccia tante discipline e può interessare ogni ambito della vita, non solo la produzione di cibo.

Cito il manuale di progettazione di Bill Mollison, padre di questa disciplina: “La permacultura è la progettazione e gestione consapevole di ecosistemi agricoli produttivi, aventi la stessa diversità, stabilità e resilienza degli ecosistemi naturali”. Si tratta di un metodo di lavoro, che attinge i suoi strumenti di lavoro dalla scienza più avanzata come dalle conoscenze tradizionali più antiche.

Riguardo te personalmente, hai sempre lavorato a contatto con la natura? Qual è il tuo percorso personale?

Ho sempre amato la natura, ma non ho mai lavorato in questo campo. Sono giornalista e ho studiato economia. Ad un certo punto della mia carriera lavorativa ho deciso di mettere insieme competenze acquisite e passione, per occuparmi di qualcosa che mi sta veramente a cuore. Riuscire a far comprendere a più persone possibile quanto sia più conveniente vivere in armonia con la natura piuttosto che combatterla.

Siamo ad un punto critico della storia umana. Con i cambiamenti climatici, l’inquinamento, la perdita di biodiversità, stiamo mettendo a rischio la nostra sopravvivenza sulla Terra e certamente la qualità della nostra vita. È un vero peccato che questo accada, avendo avuto in dono un pianeta così bello.  

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Cosa più ti appassiona del tuo lavoro?

Studiare le meraviglie della natura è emozionante, non mi stancherei mai. È bello scoprire come l’uomo ha saputo gestire le forze naturali per soddisfare i suoi bisogni, senza distruggere tutto. A volte ci siamo riusciti, altre no. Ed è proprio in questi casi che la natura si è ripresa ciò che era suo. Inoltre, mi piace entrare in contatto con le tante persone che si impegnano a vivere una vita più sostenibile.

Vorresti aggiungere qualcosa per concludere? Qualche progetto in corso?

Le idee sono tantissime e quello che manca è il tempo per realizzarle. Intanto cerco di mantenere l’impegno con le persone che seguono i canali, continuando a raccontare la crescita delle mie piante.

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Mi hanno scritto in tanti raccontandomi che guardando il Bosco di Ogigia hanno deciso di riavvicinarsi alla terra. Questo è il risultato più importante, perciò sto cercando di rendere tutto il progetto sostenibile per poter andare avanti.

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