Bee My Job

Intervista a Mara Alacqua, presidente di Cambalache, associazione ideatrice del progetto Bee My Job: Straordinari sono gli incontri con i bambini. È bello vedere i loro occhi quando ascoltano le parole di Abdoul, Modou o altri ragazzi”

Buongiorno, ci raccontereste in breve come nasce Bee My Job?

Bee My Job nasce nel 2015 su iniziativa dell’Associazione di Promozione Sociale Cambalache di Alessandria, con l’obiettivo di unire le esigenze di accoglienza, formazione e lavoro sul territorio. Ha come protagonisti rifugiati e richiedenti asilo ospiti di progetti di accoglienza in città e opera in un settore, quello dell’apicoltura, dove c’è richiesta di personale qualificato.

L’idea era quella di unire da una parte un’opportunità di formazione professionalizzante, attraverso un percorso rispettoso dell’essere umano nell’ambito agricolo (dove lo sfruttamento purtroppo non è raro) e dall’altra il rispetto per la natura e un animale straordinario come l’ape.

In che cosa consiste principalmente la vostra attività?

Il progetto prevede una fase di formazione come apicoltori per i beneficiari che entrano a far parte del programma. In seguito, per gli stessi è previso un tirocinio in aziende apistiche del territorio di cui cerchiamo di ascoltare le esigenze specifiche, per creare un buon connubio in vista di possibili assunzioni o comunque contratti di lavoro effettivi.  

Quali sono i principali obiettivi del progetto Bee My Job? 

L’obiettivo principale riguarda l’inclusione sociale di rifugiati e richiedenti asilo. Un’inclusione che passa attraverso la formazione lavorativa in un settore dove la richiesta di figure professionali esiste. Inoltre, abbiamo puntato in questi anni a rendere Bee My Job un modello replicabile anche in altre zone d’Italia e in altri settori produttivi.  

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A chi si rivolge il progetto Bee My Job? Nello specifico, come funzionano i corsi di formazione (a chi si rivolgono, dove si svolgono, come è possibile partecipare ecc.)? 

Dall’inizio di quest’anno Bee My Job ha ottenuto il sostegno dell’UNHCR, l’Agenzia dell’ONU per i Rifugiati ed è stato replicato in maniera sperimentale in Emilia-Romagna e Calabria. Questo grazie alla collaborazione della Cooperativa La Venenta e di Comunità Progetto Sud.

Anche per questo possiamo dire che esistono destinatari a diversi livelli. In primo luogo, abbiamo i rifugiati e richiedenti asilo che possono intraprendere un percorso nuovo di formazione e possono mirare a uno sbocco lavorativo. A un secondo livello, ci rivolgiamo ad enti gestori dell’accoglienza ed enti locali che siano interessati a replicare il nostro modello in altre aree d’Italia.

In che modo è possibile collaborare con voi?

Basta contattarci e cercheremo insieme di studiare un progetto adatto alle esigenze del territorio e dell’utenza a cui rivolgerci. 

Cos’è l’apididattica? In che modo riuscite a conciliare formazione e passione per le api e l’apicoltura a Bee My Job?

Il progetto prevede anche un percorso di didattica nelle scuole che metta in contatto i ragazzi (si parla di scuole primarie e secondarie) con il fantastico mondo delle api. Un incontro che non vuole essere fine a se stesso o semplicemente raccontare come nasce il miele, ma diventare un veicolo per parlare di inclusione. A tenere le “lezioni” in classe sono infatti un apicoltore e un migrante, che ha partecipato al progetto. Utilizzando arnie didattiche e forme di comunicazione più ludica, arrivano a parlare di contaminazioni a vari livelli. A partire da quelle che in natura avvengono attraverso le api, fino ad arrivare alle contaminazioni sociali che hanno luogo grazie a contatti tra persone di diversa provenienza. Possiamo dire che l’apididattica è un percorso, in grado di rendere protagonisti in prima persona gli stessi rifugiati e richiedenti asilo, aiutandoli a intraprendere un cammino di cittadinanza attiva. 

C’è qualche aneddoto simpatico che vorreste raccontarci, riguardo un’attività che vi ha colpito particolarmente?

Straordinari sono gli incontri con i bambini. È bello vedere i loro occhi quando ascoltano le parole di Abdoul, Modou o altri ragazzi. In alcune scuole di Alessandria abbiamo utilizzato un gioco in cui il nostro “veicolo di contaminazione” – che in natura è l’ape – è proprio l’essere umano. In questo caso, questi è capace di portare il nettare da un fiore all’altro e in questo modo creare qualcosa di prezioso.

La comunicazione diventa immediata!  

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Quali sono i vostri principali prodotti? Come è possibile ordinarli?  

I nostri prodotti sono per lo più a base di miele che produciamo nel nostro apiario urbano di Alessandria in tre qualità: millefiori, tiglio e acacia. Inoltre, gestiamo, sempre nell’area del Forte Acqui, in città, un orto urbano e un orto sinergico che ci forniscono verdure fresche lungo tutto il corso dell’anno. In questi anni abbiamo avviato una serie di sinergie per creare altri prodotti a base di miele, come la grappa, la birra, specialità dolci e salate. Si tratta di sinergie con aziende private di eccellenza del territorio e con progetti sociali impegnati in percorsi con soggetti svantaggiati.

Quanti siete a lavorare a Bee My Job? Cosa vi appassiona di questo lavoro?

Al progetto, che ha varie sfaccettature, lavorano quattro risorse interne più molti collaboratori tra docenti, apicoltori e agricoltori. Abdoul si occupa della parte relativa alla produzione, gestendo in prima persona l’apiario e l‘orto, nonché occupandosi dello spazio vendita. Tre persone si occupano invece di coordinare i progetti e della fase di formazione di altri enti locali ed enti gestori che vogliano intraprendere la nostra strada. Infine, abbiamo chi si occupa della parte amministrativa e della comunicazione. 

C’è un messaggio conclusivo che vorreste lasciare?

Il nostro motto è: per creare valore si deve lasciare spazio alle contaminazioni. A insegnarcelo sono le doti fecondatrici delle api, capaci di portare in sé questo messaggio rivoluzionario e quanto meno attuale.

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