Giardinaggio Irregolare

Intervista a Lidia del blog Giardinaggio Irregolare: “Le piante mi sono sempre piaciute”

Ciao Lidia! Per cominciare come è nata l’idea di giardinaggio irregolare?

Fu un consiglio di una amica editor per una nota casa editrice, Sofia Postai. Le avevo parlato del mio progetto di scrivere “Giardiniere per diletto” e lei mi suggerì di promuoverlo con uno strumento che all’epoca in Italia non era molto diffuso.
Dopo aver pubblicato il libro, un altro amico, Alessandro Salvalaio, insistette molto affinché continuassi a scrivere. Fu proprio lui in realtà, ad aprire il blog su WordPress e a sceglierne il nome: Giardinaggio Irregolare. Termini perfetti, che rappresentano lo spirito che lo anima, e per i quali non potrò mai essergli abbastanza grata: a me forse non sarebbero venuto in mente!
Questo nome, e in generale il mio blog, mi ricordano sempre che gli amici intelligenti, che consigliano bene perché vogliono vederti ottenere buoni risultati, sono un dono prezioso che la vita ci fa.

Riguardo te personalmente, sei sempre stata legata al giardinaggio? Come nasce questa tua passione?

Le piante mi sono sempre piaciute. Da piccolina mi mettevo alla prova coprendo i nomi di belle tavole botaniche illustrate presenti nel dizionario Devoto-Oli, per mandare a memoria i nomi. Coltivavo le cose “a casaccio” come fanno i bambini. Avevo adottato un cespuglio di lavanda e uno di margherite.

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Quando poi fui un po’ più “cresciutella”, lessi il libro di Vita Sackville-West “Del Giardino”, che è stato un imprinting per molte persone. In quel caso, più che le informazioni orticole o la suggestione giardinesca, mi colpì lo stile asciutto e giornalistico di Sackville-West (che definiva “robetta” la sua rubrica sull’ «Observer» e si dannava l’anima perché il pubblico ignorava le sue poesie).
Più in là negli anni il giardino fu indirizzato alla coltivazione di ortaggi e alberi da frutto, come facevano un po’ tutte le famiglie, mentre io propendevo verso le piante ornamentali. Non nascondo che ci furono anni e anni di litigi per rimodulare il giardino, che nel mio intento voleva ospitare soprattutto rose antiche. A un certo punto lo rivoluzionai solo per loro, e nonostante lo spazio fosse esiguo, riuscii ad averne oltre cento
varietà. Purtroppo la penuria d’acqua mi risolse a donarle a un’amica, Ivana Fabris. Ora nel mio giardino, che è molto cambiato nel tempo, e che è destinato al benessere dei miei cani, cerco più che altro l’ombra degli alberi anziché le preziose fioriture. Purtroppo, in questi giorni una violenta tromba d’aria ha spezzato in due l’Erithryna caffra che ne costituiva il fulcro.

Di cosa si occupa principalmente il blog Giardinaggio Irregolare? Quali sono i principali temi legati al giardinaggio trattati?

Ero stufa del “cicì e cocò” che leggevo sui libri e sulle riviste. Volevo qualcosa che svincolasse il giardino dai tecnicismi, che si configuravano come una forma di competitività tra i giardinieri. Desideravo differenziare
il giardinaggio dell’aneddotica, dei personalismi, dei giardini esclusivi della società-bene, facoltosa o con amicizie privilegiate.
Volevo scrivere quello che mi sembrava mancasse, dare una visione “periferica”, di quello che in Star Trek definiremmo “l’occhio alieno”. Qualcosa che ancorasse il giardino al semplice e complesso nel medesimo
istante, alle istanze più prettamente mentali, riflessive, analitiche e di critica ragionata.

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Il mio essere fuori dall’establishment, essere la “wild card”, l’“outsider”, mi ha dato vantaggi e svantaggi. Non ero influenzata dai vari “cicì e cocò” della moda, ma venivo percepita come ipercritica, “quella che fa le pulci” a tutti.
Questo lo scrivo per chiarire quanto il mondo del giardino italiano sia stato e rimanga esclusivista e classista, con nette discriminazioni nei confronti dei meridionali.

Cosa più ti appassiona di ciò che fai?

Non so. Non mi è mai stata posta questa domanda e confesso che mi ha messo in crisi per giorni. Io non sento esattamente “passione”. Mi sento più come l’Alien di Ridley Scott, che spinge per uscire dallo stomaco. Non posso farne a meno, è una spinta, un’esigenza.

Si scrive perché quella cosa che hai in testa sta covando come un virus, magari per mesi, anni. Poi scatta qualcosa, e si scrive. Raramente lo faccio su un documento Word, a parte: scrivo in pagina, altrimenti perdo l’ispirazione. Non m’importa non avere un backup di ciò che ho scritto: se ciò che scrivo non viene letto, non viene condiviso, non “gira”, allora vuol dire che il backup non serve.

Il mio primo mestiere fu quello di illustratrice. Ogni disegnatore professionista potrà dirvi che di fronte a un nuovo lavoro ci si sente come una persona che non ha mai disegnato in vita sua, e che dipingendo si soffre, si fa fatica. La stessa cosa accade ogni volta che scrivo su “Giardinaggio Irregolare”. È dannatamente faticoso (in quest’anno ho scritto solo 5 post!) ma alla sola idea di non scriverlo più, mi manca l’aria.

Se posso dire ciò che mi interessa, è che se una mia idea fa riflettere, suscita domande, dà o suggerisce risposte, viene condivisa, riutilizzata, allora sento che vale, di aver contribuito nel mio piccolo, a una crescita positiva. È questo ciò che desidero (anche se non sempre lo ottengo… ovviamente!).

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Nel tempo mi sono presa il privilegio di chi non vuol far soldi con il suo blog: includere argomenti vari, non necessariamente attinenti al giardino. Scrivo di arte, libri, film, la fantascienza e soprattutto femminismo.

A chi è accessibile il blog? Per quali domande ci si può rivolgere a te? Potresti farci esempi di domande ricevute?

Il blog può essere letto e commentato da tutti, è un blog molto semplice. Rispondo a tutti i commenti, quando posso, mentre per le domande che ricevo tramite mail sono molto selettiva. Scarto tutte le richieste di collaborazioni o i testi su misura. Rispondo solo a richieste interessanti che stimolano in me curiosità e riflessione. Purtroppo, la maggior parte delle domande che ricevo sono del tipo: “Quante volte devo annaffiare la mia rosa in vaso?”, “Posso mettere un baobab nella balconiera?” e cose del genere. A volte ho speso infinite energie nel rispondere a domande davvero banali, solo per il mio senso di dovere sviluppato in nome del principio: “non imbruttiamo il mondo”.

Che consigli daresti al piccolo utente che volesse coltivare il suo proprio giardino? Quali invece sono i suggerimenti per chi si occupa di vivai o giardinaggio a livello industriale?

Rispondo alla prima domanda: leggere. Leggere molto, moltissimo, sfondarsi di letture. Leggere testi tecnici, testi filosofici, estetici, ecc. Tutto ciò che crea e fa maturare consapevolezza estetica e tecnica, tutto ciò che crea un gusto personale. Altrimenti faremo un giardino anonimo, sciatto, dozzinale.
Alla seconda domanda posso rispondere, certo, ma so che quanto scriverò cadrà nel vuoto, perché chi fa giardinaggio a livello industriale è più facilmente interessato al profitto che non all’estetica o all’ambiente.
Bisogna favorire i vivaisti e i floricoltori nazionali, non per campanilismo ma per ragioni economiche e soprattutto ecologiche. Bisogna evitare di introdurre dall’estero piante invasive, malate o con insetti dannosi. Se si importano piante dall’estero devono essere tenute nella famosa “quarantena” e devono sempre essere dotate di certificazione. Lo stesso vale per le semenze. Bisogna evitare assolutamente l’estirpazione di piante secolari a vantaggio dell’autocelebrazione del sé di borghesi benestanti da
“giardinetto di periferia”, (Valerio Merlo avrebbe parecchio da dire sull’argomento). Tanto, come accade per gli olivi pugliesi, non si ottiene maggiore bellezza, semmai il contrario. Le piante usate come status-symbol perdono la loro vera natura.
Bisogna evitare diserbanti, concimazioni aggressive, invasioni nelle falde acquifere. È importante filtrare adeguatamente le acque di irrigazione e vendere piante meno “pompate” ma più sane e adattabili. È importante dotarsi di progettisti ed esperti che siano davvero in grado di realizzare un buon giardino, e non stendere quelle immense distese verdi che non chiamo neanche “prato” ma “tappeto erboso” (arredo più che giardino). Queste richiedono molta acqua e non conferiscono né bellezza né prestigio, se non correttamente contestualizzate. Ecco la tipologia di “giardino status-symbol” di cui parlavo prima.
Riguardo al vivaismo siamo in un mondo diverso e molto più circoscritto, più consapevole e più sentito. Il consiglio che darei è sempre quello di proporre piante magari meno appariscenti, ma più sane.

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C’è un messaggio che ti farebbe piacere lasciare per concludere?

Sarebbero forse troppi, perciò mi limito a ringraziare tutte le persone che mi hanno aiutata e incoraggiata con “Giardinaggio Irregolare” e tutti coloro che hanno avuto l’incredibile pazienza di leggere quanto ho
scritto oggi su Farmitoo e in passato sul blog.

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