Arvaia

Intervista ad Arvaia: “Siamo quello che mangiamo, anche per come viene coltivato il nostro cibo”

Ciao a tutti, sapreste dirmi in qualche parola come nasce Arvaia? Da dove deriva questo appellativo?

Arvaia nasce nel 2013 da un gruppo di cittadini con l’obiettivo di avviare un’impresa agricola per produrre direttamente il proprio cibo. Uno dei fondatori era un orticoltore biologico che ha chiuso la propria piccolissima impresa agricola per fondare Arvaia.

La cooperativa ha vinto nel 2015 un bando pubblico per la gestione di 47 ettari di terreno alle porte di Bologna, di proprietà del Comune, per i quali paga un affitto annuo. Arvaia è una comunità che sostiene l’agricoltura (CSA) e consta di un modello di produzione che si sta diffondendo anche in Italia, andando a creare una rete nazionale.
In dialetto bolognese il nome significa « piselli », in riferimento simbolico al baccello che riunisce in un unico contenitore tanti semi, allo stesso modo infatti all’interno di Arvaia tante persone diverse si sono unite in vista del comune obiettivo di fare una « buona » agricoltura contadina.

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Ad Arvaia si lavora tutti assieme per produrre ottimi Fagiolini

Come funziona la cooperativa?

Per quanto riguarda gli ortaggi, la cooperativa funziona in questo modo: tutti gli anni interroga i propri soci sul numero di aderenti che desiderano ricevere gli ortaggi per l’anno successivo e, in base alla richiesta, programma spese e colture.

Gli ortaggi non vengono venduti e non hanno un prezzo in senso classico: ciascuno versa una quota per prefinanziare la produzione e in cambio riceve, una volta a settimana, una parte di ortaggi, che varia a seconda della stagione e dell’andamento dei raccolti. Non è possibile  scegliere varietà e quantità dei prodotti. Si mangia quello che il campo offre in quel dato momento e al massimo si può dividere e scambiare con altri quello che non è gradito.

Per quanto riguarda ferie e assenze, il meccanismo funziona allo stesso modo: il socio si impegna a trovare un sostituto che ritiri al posto suo la verdura quando non può farlo, perché questa non vada sprecata in quanto, come detto, è già stata programmata per tutto l’anno.
Esiste una quota media consigliata, che consiste in quella cifra annuale che – se offerta da tutti i partecipanti – consente di coprire le spese di produzione e di gestione della cooperativa. Ciascun socio, nell’assemblea di gennaio, è libero di offrire di più se può, o di meno se non può sostenerla, l’importante è coprire il budget.

Indipendentemente dall’offerta fatta, ciascun socio riceve la stessa quantità di verdura. Negli ultimi due anni tale quota corrispondeva a circa 5,5 chili di verdura a settimana.
La quota annuale versata corrisponde a 750 euro (rateizzabili) che possono sembrare molti ma in realtà su base settimanale corrispondono circa a 15 euro, cifra in ogni caso minore di quanto si spenderebbe in ortaggi biologici presso la grande distribuzione.
Tutti i prodotti sono sfusi e per il ritiro i soci devono usare propri contenitori personali, prelevando dalle cassette o dai sacchi direttamente, ciò che gli spetta. Questo per cercare di produrre meno rifiuti possibile.

Il prelievo, che viene effettuato una volta a settimana in un giorno prefissato per le verdure e in giornate appositamente dedicate per gli altri prodotti, è autogestito e non presidiato perché crediamo nella auto-responsabilizzazione e nell’autogestione di tutti i soci che condividono doveri e diritti nella cooperativa.

Quante persone ne fanno parte?

I soci sono attualmente 450, di cui più di 200 coinvolti nella redistribuzione settimanale delle verdure.

Quali sono i principi e i valori che seguite per le vostre coltivazioni?

Ad Arvaia coltiviamo con metodo biologico sperimentando, via via che impariamo e ci consolidiamo, nuove tecniche che siano il più possibile  « leggere » per quanto riguarda l’impatto sul terreno e il consumo di acqua.

Per diminuire l’impatto, riduciamo il più possibile anche l’uso delle sostanze, nonostante esse restino consentite in agricoltura biologica, preferendo a queste, piuttosto macerati vegetali e interventi manuali. La nostra è un’ agricoltura a bassissimo investimento di capitali e ad altissimo tasso di lavoro umano di zappa…

Quali sono i prodotti principali derivanti dalle vostre colture?

Produciamo innanzitutto ortaggi freschi tutto l’anno, redistribuiti secondo il meccanismo descritto sopra. Oltre questi ci sono cerali, legumi secchi e passata di pomodoro che i soci possono acquistare a parte.

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Cipolle di tropea coltivate ad Arvaia

La vostra produzione è per lo più auto-produzione o si apre anche alla vendita al pubblico?

Una parte significativa della nostra produzione di cereali non è consumata direttamente dai soci ma conferita a Iris di Cremona, un pastificio cooperativo che non lavora con la grande distribuzione ma esclusivamente con gruppi di acquisto solidali, dal quale noi a nostra volta ritiriamo la pasta per i nostri soci.

Per quanto riguarda gli associati, sono persone da sempre legate al mondo dell’agricoltura (studi agricoli, agronomi ecc.) o anche volontari che seguono una semplice passione? Come si diviene soci di Arvaia?

I soci hanno le storie e le estrazioni più diverse e sono cittadini che vogliono riappropriarsi in modo solidale e rispettoso dell’ambiente, del controllo sul cibo che mangiano ogni giorno. Grazie ad Arvaia possono materialmente vederlo crescere. Venendo in campo, partecipano alle scelte di fondo sulle colture e all’organizzazione della distribuzione.
Inoltre condividono con i lavoratori della cooperativa, che sono 7 tutto l’anno, di cui 2 lavorano part-time, i rischi e i benefici dell’impresa, retribuendo il lavoro agricolo nel modo più equo possibile. I soci lavoratori si occupano di tutto ciò che serve a garantire continuità alle attività della cooperativa, compresa l’amministrazione, la comunicazione e la distribuzione. Durante l’estate generalmente ci sono due lavoratori stagionali in più rispetto al resto dell’anno che lavorano in campo.

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Periodo di abbondanza estiva alla cooperativa Arvaia

Per associarsi ad Arvaia è sufficiente compilare il modulo che si trova alle sezione « Mi associo » del sito e versare la quota di capitale sociale di 100 euro. Il capitale sociale, che  viene restituito al socio se decide di andarsene, serve alla cooperativa per fare gli investimenti necessari.

Si può aderire ad Arvaia anche soltanto per sostenere il progetto e le sue attività (ad esempio abbiamo in progetto a breve la costruzione di un capannone che diverrà la nostra sede, non avendo attualmente nessun fabbricato a disposizione) diventando soci sovventori, con il versamento di una quota minima di 500 euro.

Per qualsiasi ulteriore informazione inoltre noi siamo sempre disponibili agli indirizzi [email protected] o [email protected]

Cosa vi motiva a portare avanti ogni giorno la vostra attività?

Ci motiva la convinzione che per mettere in pratica il cambiamento che vorremmo attorno a noi sia necessario partire dalla base, dalla cosa più importante ed essenziale che c’è, senza la quale non possiamo vivere: il cibo.

Noi siamo quello che mangiamo non solo per le scelte nutrizionali che facciamo, ma anche per come è coltivato il nostro cibo.

Un piccolo pensiero che vi piacerebbe condividere per concludere? 

Noi vogliamo essere sani, mangiare cose buone e saporite. Prodotti locali di cui conosciamo l’origine e che siano rispettosi dell’ecosistema in cui viviamo.

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