Luca Campagna Azienda Agricola

Bisogna tentare. Io l’ho fatto: ho ottenuto un buon 60% e ho imparato l’altro 40%

Ciao Luca, potresti descrivermi in qualche parola la tua attività?

Io faccio agricoltura da circa 2 anni a Crespellano, in zona Valsamoggia, provincia di Bologna.Ho deciso di incominciare con il biologico soprattutto per la produzione di prodotti cerealicoli. Ad oggi  ho terreni predisposti per il biologico ed è inoltre in progetto una serra.

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Logo della Azienda Agricola di Luca Campagna

Produco attualmente ortaggi per la vendita diretta, che saranno pronti ad essere venduti come biologici tra un anno.

Uno degli obiettivi che ho a cuore e di cui vorrei occuparmi è quello di trasformare i prodotti semi oleosi da noi coltivati, attraverso l’acquisto di strumenti specifici, che mi consentirebbero di ottenere gli oli da tutti i diversi tipi di semi con l’obiettivo di produrne un discreto quantitativo da vendere all’ingrosso.

Avete un modo di produzione specifico? Qual è il processo impiegato per produrre i vostri prodotti?

Utilizzo il metodo biologico. Ho già messo tutta la terra in conversione da due anni. Passare alla produzione biologica, non è però così facile e immediato. Il processo di conversione al biologico prevede infatti l’ iscrizione all’ente certificatore che tiene per i primi 3 anni i tuoi appezzamenti in conversione. Durante questo periodo il prodotto viene venduto al prezzo convenzionale. Dopo i 3 anni ti viene riconosciuto come biologico e pagato come tale. Su ogni appezzamento che si desidera mettere a biologico occorrono sempre dai 2 ai 3 anni di conversione a seconda della coltivazione (frutta, cereali, ecc.).

Il mio raccolto dell’anno prossimo sarà biologico.

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Girasoli all’Azienda agricola

Come commercializzate i vostri prodotti?

Mi occupo io direttamente della consegna e della vendita diretta dei prodotti orticoli che produco dal mio orto. Non avendo un negozio vero e proprio, ho creato una piccola rete di contatti, partendo da amici di amici, e così via. Quando il prodotto è disponibile, lo comunico direttamente via telefonica a tutti gli interessati e procedo a consegnarlo direttamente. Ciò mi consente di effettuare tutte le consegne a tutti coloro che ne hanno bisogno e per i quantitativi richiesti, impiegando più o meno 2 giorni a settimana. Di solito riesco a vendere quasi tutto, ma qualora resti una quantità residuale contatto alcuni fruttivendoli, che me lo comprano a prezzo di mercato.

Per quanto riguarda invece il grano e i cereali, questi vengono conferiti attualmente alle cooperative che si occupano anche di ritirare il prodotto. Da quando avrò il biologico spero però di potermi aprire anche ad opzioni non quotate nei mercati commerciali a Bologna, come l’orzo da birra o il luppolo, per i birrifici. Vorrei creare una produzione più orientata e con una più definita specificità.

Chiaramente adesso conduco una trentina di ettari, e sono consapevole di non poter trasformare tutto il girasole che produco, in olio, ma una piccola parte (la più grande piccola parte possibile) vorrei trasformarla, per poter produrre olio e vendere una così piccola trasformazione del prodotto.

Qual è il tuo percorso personale? Hai sempre lavorato nell’ambito dell’agricoltura?

Assolutamente no, ho frequentato il liceo scientifico. In seguito ho scelto di proseguire i miei studi in ambito informatico ma li ho poi interrotti per divenire capo meccanico. Ho infatti comprato un’officina di motociclette che ho finito per vendere 3 anni fa quando ho infine preso la decisione di cominciare a fare l’agricoltore. Nel settore secondario c’era troppa concorrenza, mentre nel primario da produttore hai molta più possibilità di riuscita.

E ora come ti trovi? È un mestiere faticoso?

Mi trovo molto meglio, lavoro con i miei tempi. La natura procede alla metà della velocità rispetto al commercio. È chiaro che si lavora molto, 7 giorni su 7, non c’è sabato né domenica, si finisce quando si è finito e non quando chiude il negozio o suona la campanella, ma la soddisfazione è grande.

È un settore molto più ampio, che si presta agli investimenti, quindi chi ci investe e cerca di emergere ha maggiori probabilità di riuscita. È necessario prestare attenzione alle necessità del consumatore, come cerco ad esempio di fare con il biologico, altamente richiesto tra i vegani e tra tutti coloro che oggi si preoccupano sempre più della loro alimentazione.

Cosa ti piace di questo mestiere?

Sinceramente tutto. Questo mestiere mi appassiona, mi piace stare sul trattore a lavorare. Mi piace godere dei risultati che vedo. È bello crescere il proprio grano, è soddisfacente il momento della mietitura. Sono sempre stato appassionato di meccanizzazione, non mi pesa “spaccarmi la schiena” a fare l’orto quando devo e già di per sé questo è importante. In generale questo mestiere è bello perché sei tu al timone, stai dietro alle stagioni, vivi la natura. Impari come funzionano un sacco di cose, dai valore a tante cose di cui magari nella vita non ti sei mai reso conto. In mezzo alla natura, vivi un’altra situazione. Ti estranei, ci siete tu e l’ambiente che ti circonda ed è davvero una bella sensazione. È stimolante, e dà anche molta soddisfazione. È una cosa molto personale, sei tu a creare qualcosa.

Qualche parola per concludere?

Consiglio a tutti di fare gli agricoltori. Consiglio di essere aperti e attenti, di provare prima di lasciarsi condizionare delle credenze di questo ambiente che ha una mentalità un po’ chiusa, di mettersi in gioco.

All’inizio io ho potuto usufruire per la mia attività di un prestito europeo, ma non mi sono fermato lì. Ho investito ancora per ampliarmi e sto continuando ancora e ancora, per crearmi nuove possibilità di sviluppo in quanto ritengo che il settore agricolo sia un settore che, se valorizzato, può davvero dare “grandi frutti”.

Per concludere il mio consiglio è quello di essere flessibili. Se si ha un minimo di flessibilità e si riesce a stare al passo, si riescono a cogliere e seguire anche le nuove tendenze, legate oggi ad esempio alle piante officinali, canapa, ecc. Bisogna tentare. Io l’ho fatto: ho ottenuto un buon 60% e ho imparato l’altro 40%. Ho provato e ho fatto la mia esperienza.

Oggi più che mai si avverte la necessità di un cambiamento. Le tendenze cambiano e bisogna seguire anche quello che il cliente richiede, uscire dai retaggi del passato che pesano sul mondo agricolo. Sono molto positivo, per fortuna tanti giovani che conosco cominciano ad appassionarsi e a sentire che, anche in un ambito classico come quello agricolo, può davvero prodursi un cambiamento.

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