OrtiAlti

OrtiAlti si racconta: “L’orto è un incredibile luogo di socialità”

Potreste dirmi brevemente come nasce OrtiAlti?

OrtiAlti nasce da un primo esperimento di orto pensile, realizzato nel 2008 sul tetto del nostro studio, un basso fabbricato dentro a un cortile nel centro di Torino. A partire da questa sperimentazione abbiamo avviato un progetto di ricerca nell’ambito di un programma EU Life+ che ci ha permesso di approfondire il tema dell’orto pensile di comunità come dispositivo di rigenerazione urbana e sociale. Da qui è nato il progetto OrtiAlti che, dopo 2 anni di ricerca, diffusione, percorsi di accelerazione e premi, è diventato un’associazione di promozione sociale.

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Più che un semplice orto. L’ortoalto favorisce gli scambi e le interazioni sociali.

In cosa consiste la vostra attività?

OrtiAlti è un’organizzazione formata da architetti, designers, paesaggisti, urbanisti, educatori e agronomi che promuove la realizzazione di orti di comunità in spazi sotto-utilizzati delle città, in particolare tetti ma anche parcheggi, aree industriali abbandonate, spazi pubblici sotto-utilizzati. L’ortoalto è un dispositivo che consente di rigenerare questi spazi, attraverso il coinvolgimento delle comunità che si prendono cura degli orti urbani.

Quali sono i differenti servizi da voi offerti?

OrtiAlti si occupa innanzitutto della progettazione e realizzazione di questi spazi, coinvolgendo da subito la comunità di utilizzatori. In parallelo e successivamente, lavora con la comunità per costruire un programma di gestione dell’orto e di animazione, in modo che diventi uno spazio il più possibile aperto ai cittadini.

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L’ortoalto è occasione di formazione, apprendimento e animazione.

Dove possono essere installati i vostri orti? Potreste farmi qualche esempio di orto realizzato?

Ogni ortoalto è un progetto a sé, sia nella sua conformazione, che nasce dal rapporto col contesto locale, sia nel programma di gestione e animazione che dipende dalle diverse comunità coinvolte. Per esempio, l’Ortoalto Le Fonderie Ozanam è stato realizzato sul tetto di un ristorante di una ex fonderia nella periferia di Torino ed è curato dal personale del ristorante, una cooperativa sociale che fa inserimento lavorativo di ragazzi svantaggiati in collaborazione con alcuni volontari del quartiere.

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Ortoalto delle Fonderie Ozenam a Torino.

Invece l’OrtoFaidaNoi realizzato con Leroy Merlin vicino ad un loro negozio di Torino (il primo di una serie promossa dal programma di CSR di Leroy Merlin), è un orto per famiglie. Queste si sono aggiudicate un campetto grazie ad un bando indetto dal negozio e sono state accompagnate da OrtiAlti nella costruzione del loro orto e nella sua coltivazione.

In che modo contribuite con i vostri OrtiAlti ad un più ampio processo di rigenerazione urbana? Quali sono i benefici di questi orti per l’ambiente (e non solo)?

Gli orti pensili utilizzano una speciale tecnologia per il verde pensile che garantisce altissime prestazioni e grandi miglioramenti ambientali. In particolare, i benefici riguardano l’abbassamento delle isole di calore urbane, l’abbassamento del picco di calore sui tetti (ed il conseguente raffrescamento nei locali sottostanti), la gestione delle acque piovane e il ripristino della biodiversità urbana.

Questi importanti aspetti ambientali si intrecciano nel nostro progetto a una proposta metodologica che porta le comunità locali al centro delle realizzazioni, attraverso un coinvolgimento in tutto l’iter progettuale e gestionale. L’orto è un incredibile luogo di socialità, capace di favorire momenti di scambio di conoscenze tra le persone che lo coltivano. Il nostro approccio intende proprio favorire e diffondere nelle città questi spazi, intrecciando di volta in volta temi e aspetti diversi dell’innovazione sociale.

Riguardo alla vostra storia personale, quanti siete a lavorare ad OrtiAlti? Qual è il vostro percorso personale e cosa vi ha spinto a creare questa start-up?

OrtiAlti è stato ideato e sviluppato da Elena Carmagnani e Emanuela Saporito, due architetti PhD le cui diverse competenze (progettuale, urbanistica e di comunicazione) sono andate ad intrecciarsi nella creazione di questo progetto. Successivamente diversi collaboratori sono entrati a far parte dell’organizzazione, con competenze diverse e trasversali, in particolare agronomi ed educatori.

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Emanuela Saporito ed Elena Carmagnani: co-founders di Orti Alti.

Cosa più vi piace del vostro lavoro?

Il lavoro di OrtiAlti è davvero multidisciplinare e l’ortoalto apre sempre a nuovi temi e orizzonti. Ogni progetto è diverso e unico, soprattutto perché in ogni realizzazione sono coinvolte comunità diverse che danno senso al progetto.

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