Società cooperativa agricola Lentamente

Intervista a Donato: « Alla base di tutto c’è quella consapevolezza che ci ha riportato indietro »

Ciao Donato, potresti dirmi in breve, dove e come nasce la cooperativa Lentamente?

La cooperativa è nata soprattutto per una mia volontà. Sono stato a Roma per dieci anni ad occuparmi di agricoltura sociale ma sentivo la necessità di riavvicinarmi alle mie origini. Così ho iniziato, una volta tornato, a ricercare persone sul territorio che fossero interessate all’agricoltura sociale, che è il tema che mi sta più a cuore.

All’inizio abbiamo partecipato ad un bando per terreni pubblici in affitto per poter avviare l’attività. Abbiamo scelto il nome “Lentamente” per via di un’ amica che pubblicò la poesia “Lentamente muore..” di Martha Medeiros , il cui significato sembrava adattarsi perfettamente alla nostra visione dell’attività.  Così ho incominciato questa nuova avventura con altri 6 o 7 amici che condividevano la passione per il mondo agricolo-sociale.

Lentamente è una fattoria sociale.  Quali sono le vostre principali attività in questo senso?

Siamo iscritti all’albo delle fattorie sociali, il che significa che collaboriamo con soggetti di categorie svantaggiate. Ci occupiamo del reinserimento sociale e lavorativo di soggetti svantaggiati, che in questo momento sono ex detenuti e migranti presi in carico dalla rete di cui facciamo parte, il Consorzio Sale della Terra, che opera tra le province di Benevento ed Avellino. Abbiamo lavorato con disabili fino a pochi mesi fa. Ciò che ci guida, è la volontà di mettere insieme tante differenze, creando prodotti che rispecchiano quella che è la nostra filosofia, anche umana.  Abbiamo assunto al momento tre ex detenuti ed abbiamo attualmente in tirocinio quattro ragazzi migranti, che puntiamo ad assumere a fine periodo, se possibile. Per lo meno è questa la speranza.

Riguardo ai progetti in atto, questo mese abbiamo terminato un progetto di sviluppo rurale acquistando tutte le attrezzature che ci servivano e siamo molto attivi anche nell’ambito dei progetti europei (programmi “Erasmus+” ed “Europe for Citizens”).

Siamo stati anche a Parigi. Abbiamo partecipato al progetto Bacis (Be A Change Invest Socially, con partner provenienti da Romania, Polonia, Galles e Francia, finanziato dalla Ka2 del programma Erasmus+. . .)

Quali sono i principali prodotti da voi coltivati?

Noi ci occupiamo di grani antichi. Coltiviamo la canapa, produciamo miele e ortaggi.

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Prodotti dell’azienda agricola Lentamente

Come li commercializzate? Vendete solo in Italia o anche nel resto d’Europa?

Partendo dal presupposto che ciò che a noi interessa non è “accumulare ricchezze”, ma piuttosto creare economia sociale che generi occupazione per le persone in difficoltà,  vendiamo per lo più tramite gruppi d’acquisto. Lavoriamo con piccoli negozietti sia in Italia che all’estero (in Inghilterra o in Francia) e stiamo avviando un sito di e-commerce, il che ci consentirà di poter vendere più comodamente, ovunque vogliamo.

Agricoltura sociale. Quali sono i progetti in atto e come trovate le persone da integrarvi?

Fino a poco tempo fa eravamo l’unica realtà agricola facente parte del Consorzio e di conseguenza erano spesso loro a suggerirci gli individui da integrare nei nostri progetti agricolo-sociali. Anche oggi funziona più o meno così, anche se nuove realtà agricolo-sociali sono entrate a far parte del Consorzio. All’interno di questo lavoro consortile abbiamo sottoscritto anche un protocollo d’intesa con il Ministero di Grazia e Giustizia ed anche loro ci aiutano in questo senso.  

Per quanto riguarda la fattoria didattica, potresti farmi l’esempio di qualche laboratorio?

Come ti dicevo, un nostro campo di interesse è quello delle erbe spontanee. Lavoriamo molto su questa tematica. Normalmente organizziamo passeggiate di raccolte erboristiche, diffondiamo il valore alle auto-produzioni  di prodotti cosmetici e per il benessere.

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Coltivazioni della cooperativa Lentamente

Per farti un esempio, con alcuni ragazzi disabili abbiamo realizzato il “Progetto tisana” che consisteva nello svolgere con loro tutto il percorso di apprendimento sia storico che degli utilizzi. È stato un progetto in cui abbiamo investito molto tempo, il percorso è durato un anno e si è svolto in un borgo che funge da struttura protetta per categorie svantaggiate. È stato molto bello e interessante.

Riguardo a voi, quanti siete a lavorare all’interno della cooperativa Lentamente?

Al momento a lavorare nella cooperativa siamo quattro o cinque, più o meno fissi, più i tirocinanti. Considera però che lavoriamo dal 2014 e solo oggi si stanno verificando le condizioni per una crescita importante della cooperativa, essendo arrivati i mezzi agricoli ed essendo in fase di realizzazione sia il nostro laboratorio che l’avviamento di altre strutture consortili. Se consideriamo i tempi dell’agricoltura, e i tempi e le attenzioni richieste per certi progetti, non è un periodo tanto lungo.

Venite tutti dal mondo dell’agricoltura?

Assolutamente no, noi fondatori no. Io mi sono laureato in Economia, poi mi sono trasferito a Roma e ho conosciuto l’agricoltura sociale, così mi sono messo a fare quello per mestiere. Gli altri allo stesso modo, hanno percorsi di studio e lavoro non legati all’ambito agricolo. Ci siamo tutti avvicinati a quest’ultimo piuttosto per passione, per quel bisogno personale di ritornare alla terra, alla semplicità e soprattutto per riabbracciare coscientemente il nostro territorio.

Quali sono i valori che più vi ispirano nel portare avanti questa attività?

Come valori, intanto alla base di tutto c’è quella consapevolezza che ci ha riportato indietro. Eravamo tutti in grandi città a fare lavori “più da scrivania”, ma ci siamo resi conto che se viene a mancare la parte pratica, materiale, ovvero la parte della coltura, del “sporcarsi le mani”, questo toglie qualcosa alla vita.

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Progetti a contatto con la terra e la natura, alla cooperativa Lentamente

È un’ altra vita rispetto a quando trascorrevo le mie giornate in ufficio. Fare il lavoro di intelletto (scrivere progetti, rendicontarli, gestire la contabilità ecc.) mi piace, non dico questo, ma se non avessi la parte pratica della vita, mi mancherebbe un pezzo.

C’è qualcosa che vorresti aggiungere?

È un lavoro meraviglioso, difficilissimo ma penso sia uno dei pochi lavori dotato davvero di un senso profondo, perché ti riporta a contatto con le cose fondamentali dell’esistenza.

È anche un lavoro faticosissimo; prima di tutto di ricerca, ricerca di materiale, di materie prime e anche di fondi, soprattutto se non se ne hanno a sufficienza. All’inizio ad esempio, come accennavo, è stato grazie ad una campagna di crowdfunding che siamo riusciti a raccogliere i soldi (5000 euro in meno di un mese) per avviare l’attività, e siamo stati molto contenti. Ciò ci ha anche permesso di prendere coscienza del valore sociale di ciò che stavamo avviando. Sicuramente importante, altrimenti perché dovrebbero finanziarci amici ma anche, ed in buona parte, sconosciuti dall’estero?

Oggi lavoriamo con organizzazioni di categoria, nella fattispecie la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), e con università e proviamo a seguire tutte le strade possibili per non arrestarci mai nella ricerca di nuove tecniche di integrazione e di nuove trasformazioni, ma nemmeno in quella di nuovi fondi necessari per realizzarle!

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